La musica dei perseguitati

La musica dei perseguitati (elenco parziale)

1930-1945

Rudi Goguel (1908-1976), Moorsoldatenlied, 1933. Canto di protesta in tedesco, fu composto nell’agosto 1933 su liriche di Johann Esser and Wolfgang Langhoff nel campo di concentramento di Börgermoor. Divenne immediatamente popolare tra i prigionieri. Tradotto in inglese e spagnolo conobbe un successo internazionale tra i militanti antifascisti. Goguel sopravviverà a oltre 10 anni di detenzione in vari campi di concentramento.

Hanns Eisler (1898-1962), Deutsche Sinfonie (prima versione), 1936. Il compositore completò i primi due movimenti della sinfonia-cantata nell’estate del 1936 a Londra dove si era rifugiato dopo la presa del potere di Hitler. Continuò a lavorare alla composizione negli anni successive per completarla quindi nel dopoguerra.

Kurt Weill (1900-1950), Der Weg der Verheißung / The Eternal Road, 1937. L’opera-oratorio, di ispirazione sionistica su testo di Franz Werfel, fu rappresentata per la prima volta al Manhattan Opera House il 7 gennaio 1937 (per un totale di 153 rappresentazioni), nella versione inglese di Ludwig Lewisohn.

Mordecai Gebirtig (1877-1942), Undzer shtetl brent (La nostra città sta bruciando), 1938. Canto di protesta in yiddish, fu composto a Cracovia come risposta ad un pogrom avvenuto nel 1936 nella città polacca di Przytyk.[11] La resistenza ebraica sceglierà il canto come proprio inno durante l’Olocausto. Gebirtig viene assassinato dai nazisti nel giugno 1942 nel ghetto di Cracovia.

Herbert Zipper (1905-1997), Dachau Lied (Canto di Dachau), 1938. Il compositore compose il canto di protesta (in tedesco) nel settembre 1938 su liriche di un altro prigioniero politico, Jura Soyfer. Dapprima eseguito in segreto, il canto divenne popolare tra i prigionieri. Al contrario di Soyfer (morto a Buchenwald), Zipper fu liberato per intervento della sua famiglia attraverso il pagamento di un’ingente cauzione. Fuggì a Parigi e quindi nelle Filippine dove fu direttore dell’Orchestra sinfonica di Manila. Dopo la guerra emigrò negli Stati Uniti.[12]

Yankele Hershkowitz (1910-1972), Oy iz undzer lebn haynt (Dray zek mel), 1940. Una delle canzoni più popolari composte dal musicista di strada del ghetto di Lódz.[13] Hershkowitz fu l’autore di molte canzoni che documentano la vita nel ghetto e che dopo la guerra saranno raccolte dai sopravvissuti.

Michael Tippett (1905-1997), A Child of Our Time, 1941. Il compositore, un pacifista impegnato, concepì l’oratorio come risposta agli eventi della Notte dei cristalli. L’opera fu eseguita la prima volta al teatro Adelphi, Londra, il 19 marzo 1944.

Erich Frost (1900-1987), Fest steht, 1942. Il compositore, testimone di Geova, compose questo inno nel 1942 mentre era imprigionato nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Frost sopravvisse alla prigionia e l’inno – tradotto anche in inglese – divenne uno dei più popolari nella tradizione dei Testimoni di Geova.

Alexander Tamir (n.1931), Shtiler, Shtiler (Ponar), 1943. Il compositore aveva allora solo 11 anni quando nell’aprile 1943 al ghetto di Vilnius compose, su testo di Shmerke Kaczerginski, questo canto in yiddish, destinato a diventare uno dei più popolari dell’Olocausto. E’ una lamentazione-denuncia del massacro di Ponary.

Alexander Tamir (n.1931), Shtiler, Shtiler (Ponar), 1943. Il compositore aveva allora solo 11 anni quando nell’aprile 1943 al ghetto di Vilnius compose, su testo di Shmerke Kaczerginski, questo canto in yiddish, destinato a diventare uno dei più popolari dell’Olocausto. E’ una lamentazione-denuncia del massacro di Ponary.

Abraham Brudno (…-1943), Friling (Primavera), 1943. Ancora una canzone dal ghetto di Vilnius composta nell’aprile del 1943 sempre su testo di Shmerke Kaczerginski. Deportato nel settembre 1943 in un campo di concentramento in Estonia, il compositore vi troverà la morte.[14]cite_ref-15cite_ref-15[15]

Hans Krása (1899-1944), Brundibar, 1943. L’opera per bambini, su libretto di Adolf Hoffmeister, fu originariamente composta nel 1938 ma poi adattata dal compositore per la sua rappresentazione al campo di concentramento di Theresienstadt il 23 settembre 1943 (per un totale di 55 repliche fino al settembre 1944). Ne fu protagonista indiscusso il piccolo Honza Treichlinger, che, come il compositore e la maggioranza del pubblico e del cast, troverà la morte ad Auschwitz.

Erich Itor Kahn (1905-1956), Ciaccona dei tempi di guerra, 1943. Benché Kahn riuscisse ad emigrare nel 1941 dalla Francia negli Stati Uniti, la sua vita e la sua opera restarono profondamente segnate dall’esperienza dell’Olocausto.

Pavel Haas (1899-1944), Study for String Orchestra, 1943. La più famosa tra le composizioni musical di Pavel Haas al campo di concentramento di Theresienstadt, dove fu eseguita sotto la direzione di Karel Ancerl.

Arturo Toscanini (1867-1957), Inno delle Nazioni, 1943. Adattamento della cantata di Giuseppe Verdi come inno antifascista.

Viktor Ullmann (1898-1944), Der Kaiser von Atlantis, 1943-1944. L’opera, composta a Theresienstadt, non vi fu mai rappresentata, perché la censura nazista vide in essa una critica troppo scoperta dei regimi totalitari. L’opera sarà eseguita per la prima volta ad Amsterdam nel 1975.

Gideon Klein (1919-1945), Partita für Streicher, 1944. Assieme a Pavel Haas, Hans Krása, e Viktor Ullmann, Klein fu tra i maggiori compositori operanti a Terezin. Deportato ad Auschwitz e quindi a Fürstengrube, vi morì nel 1945.

La musica come memoria (elenco parziale)

1945-1949

Arnold Schönberg (1874-1951), Un sopravvissuto a Varsavia, 1947. “Oratorio per voce recitante, coro maschile e orchestra”. In stile dodecafonico, è uno dei primi e più celebri brani musicali ispirati all’Olocausto. L’opera fu presentata per la prima volta il 4 novembre 1948 ad Albuquerque (New Mexico) dalla locale Civic Symphony Orchestra sotto la direzione di Kurt Frederick.

Ödön Pártos (1907-1977), Yizkor (In memoriam), 1947. Composizione musicale “per viola e orchestra”. Il compositore e violista, nato e cresciuto in Ungheria e già membro dell’orchestra sinfonica di Budapest, era emigrato in Palestina nel 1938, unendosi all’Orchestra filarmonica d’Israele.

David Botwinik (n.1920), Lider fun di getos un lagern / Canti dei ghetti e dei lager, 1948. Nato a Vilna, il giovane compositore ebreo collaborò con il poeta Shmerke Kaczerginski alla raccolta di centinaia di canti inediti in yiddish intervistando i superstiti dei ghetti e dei lager. La pubblicazione uscì a cura del poeta Halpern Leivick.

Woody Guthrie (1912-1967), Ilse Koch, 1948. Il cantautore americano scrisse questa canzone l’8 ottobre 1948, traendo ispirazione dal caso di Ilse Koch, “la strega di Buchenwald”, criminale di guerra tedesca, il cui caso aveva avuto grande eco nell’opinione pubblica americana.

1950-1959

Hanns Eisler (1898-1962), Musiche del film “Notte e nebbia”, 1955. La musica del compositore austriaco Hanns Eisler contribuisce alla suggestione del documentario di Alain Resnais, prima rivisitazione critica cinematografica dell’Olocausto.

David Botwinik (n.1920), Dem tog tsu gedenken / Il Giorno della memoria [I ed.], 1956. La composizione corale, su testo di Ida Massey, fu composta a Montreal. Un seconda versione fu completata dal compositore nel 2008.

Hanns Eisler (1898-1962), Deutsche Sinfonie (versione finale), 1958. Il compositore completò nel dopoguerra la sinfonia-cantata la cui composizione iniziale risale all’estate del 1936.

Alfred Newman (1900-1970), Musiche del film “Il diario di Anna Frank”, 1959. Prima colonna sonora di un film sull’Olocausto a ricevere la nomination all’Oscar nella celebre pellicola di George Stevens.

1960-1969

Boris Blacher, Rudolf Wagner-Régeny, Karl Amadeus Hartmann, Hans Werner Henze, Paul Dessau, Jüdische Chronik, 1960. Paul Dessau invitò un gruppo di musicisti della Germania Est e Ovest a collaborare alla realizzazione di questa cantata intesa come denuncia dell’antisemitismo passato e presente.

Dmitrij Šostakovic (1906-1975), Babi Yar, sinfonia n.13, 1962. Basato su un poema del poeta russo Evgeny Evtushenko che aveva visitato Babi Yar, luogo di uno dei più sanguinosi massacri dell’Olocausto.

Bob Dylan (n.1941), With God on Our Side, 1964. La canzone cita l’Olocausto chiedendo provocatoriamente come sia possibile che, ad ogni sterminio, Dio sia dalla “nostra” parte.

Günter Kochan (1930-2009), Die Asche von Birkenau, 1965. Il testo della cantata fu composto nel 1949 da Stephan Hermlin durante una visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Pubblicato nel 1951, fu musicato da Kochan nel 1965 ed eseguito per la prima volta il 25 maggio 1966 dalla Berlin Symphony Orchestra diretta da Kurt Masur a Berlino.

Luigi Nono (1924-1990), Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz, 1965. Tratto dalle musiche di scena composte per un dramma di Peter Weiss ambientato ad Auschwitz.
Mikis Theodorakis (n.1925), Ma??t?????e? (The Balad of Mauthausen), 1966. Ciclo di quattro arie su testi di Iakovos Kambanellis, un ex-deportato dal campo di concentramento di Mauthausen.

Francesco Guccini (n.1940), Auschwitz (La canzone del bambino nel vento), 1966. Celeberrima canzone del cantautore italiano e il brano musicale sull’Olocausto di maggiore popolarità in Italia. Il brano uscì dapprima nel settembre del 1966 dall’Equipe 84 nel singolo Bang bang/Auschwitz.[16] e fu quindi registrata l’anno successivo da Francesco Guccini nella raccolta Folk beat n. 1.[17]

Jean Ferrat (1930-2010), Nuit et brouillard, 1966. Canzone del cantautore francese.

Krzysztof Penderecki (n.1933), Dies Irae, 1967. “An oratorio in undiminished memoriam of the dead from the death camp at Oswiecim”

Charles Davidson (n.1929), I never saw another butterfly, 1968. Opera corale ispirata ai poemi dei bambini di Terezin.

Captain Beefheart (1941-2010), Dachau Blues, 1969. Una canzone di uno dei maggiori esponenti del rock sperimentale statunitense.

Leonard Cohen (1934-2016), Story of Isaac, 1969. Una canzone del celebre cantautore ebreo canadese.

1970-1979

Serge Gainsbourg (1928-1991), Rock Around The Bunker, 1975. Concept album incentrato sul tema dell’Olocausto, ispirato alle memorie personali del cantautore francese di origine ebraico-ucraina.

Henryk Górecki (1933-2010), Symphony of Sorrowful Songs, sinfonia n.3, 1977. Opera sinfonica ispirata all’Olocausto.

Joy Division, No Love Lost, 1978.

Aleksander Tytus Kulisiewicz, Songs from the Depths of Hell, 1979.

1980-1989

Rush, A Red Sector A, 1984. La canzone è in parte ispirata dall’esperienza autobiografica della madre di Geddy Lee, uno dei componenti della Band.

Steve Reich (n.1936), Different Trains, 1988. l’autore ebreo, cresciuto negli Stati Uniti, confronta i propri ricordi dell’infanzia con quelli dei propri coetanei cresciuti in Europa durante l’Olocausto.

1990-1999

Ofra Haza (1957-2000), Trains of no return, 1992. Il brano della celebra cantante israeliana si presenta nella forma di preghiera a Dio nel ricordo dei treni dei deportati.

Towering Inferno, Kaddish, 1993. Concept album del gruppo musicale inglese di experimental music.

John Williams (n.1932), Musiche del film “Schindler’s List”, 1993. Il film di Steven Spielberg è il film di maggior successo sull’Olocausto, premiato con numerosi
Oscar. Anche la colonna sonora del film riceve la statuetta.

Salem, Kaddish, 1994. Album del gruppo musicale Oriental metal israeliano.

The Indigo Girls, This train revised, 1994. Una delle poche canzoni a soffermarsi non solo sugli ebrei ma anche sulle altre vittime dell’Olocausto (zingari, omosessuali, ecc.)

Howard Goodall (n.1958), In memoriam Anne Frank, 1994. Commissionato da The Voices Foundation.

Nicola Piovani (n.1946), Musiche del film “La vita è bella”, 1997. La colonna sonora del film di Roberto Benigni, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, contribuisce in maniera determinante al successo internazionale della pellicola ed è premiata anch’essa con un premio Oscar.

Goran Bregovic (n.1998), Train de Vie, 1998. La colonna sonora del film di Radu Mihaileanu è uno degli elementi che maggiormente contribuiscono al suo successo internazionale.

2000-2009

Howard Goodall (n.1958), I Believe in the Sun, 2001. Eseguito per l’Holocaust Memorial Day.

Wojciech Kilar (1932-2013), Musiche del film “Il pianista, 2003. Il compositore polacco contribuisce al suo successo internazionale del film di Roman Polanski

Francesco De Gregori, Numeri da scaricare, 2005. Anche questa canzone del celebre cantautore italiano utilizza l’immagine dei treni dei deportati per porre l’interrogativo di come fosse possibile che nessuno vedesse quanto avveniva.

David Botwinik (n.1920), Dem tog tsu gedenken / Il Giorno della memoria [II ed.], 2008. Seconda versione, dopo quella del 1956, della composizione corale, su testo di Ida Massey. Presentata in prima esecuzione nell’aprile 2012 da The Chamber Singers of Haverfors and Bryn Mawr Colleges, sotto la direzione di Thomas Lloyd, con Lisa Willson (soprano).

Franco Battiato, Il carmelo di Echt, 2008. Questa canzone di un altro celebre cantautore italiano si concentra sulla vicenda di Edith Stein, la filosofa e suora
carmelitana uccisa ad Auschwitz per le sue origini ebraiche.

Krzysztof Penderecki, Kadisz, 2009.

2010-2019

Sabaton, The Final Solution, 2010. Pubblicato in Coat of Arms, sesto album del gruppo musicale heavy metal svedese.

Disturbed, Never Again, 2010. Pubblicato in Asylum, quinto album del gruppo musicale alternative metal statunitense.

Howard Goodall (n.1958), A Song of Hope, 2010. Eseguito per l’Holocaust Memorial Day.

David Botwinik (n.1920), Fun khurbn tsum lebn: naye yidishe lider / Dall’Olocausto alla vita: Nuovi canti in yiddish, 2010. Nel 1948, il giovane Botwinik aveva pubblicato una raccolta di canti dei ghetti e dei lager. La nuova collezione presenta 56 canti originali del compositore ispirati alla memoria dell’Olocausto.

Carl Davis (n.1936), Last Train to Tomorrow, 2012. Una rievocazione dei Kindertransport, per orchestra e coro di bambini.

Stormy Six, Moni Ovadia, Benvenuti nel ghetto, 2013. Una rievocazione del Ghetto di Varsavia, registrata dal vivo dal complesso con Moni Ovadia come voce recitante in occasione di uno spettacolo il 20 aprile 2013 al Teatro Ariosto di Reggio Emilia (Italia).

Note
1. ^ Music and the Holocaust.
2. ^ M. Meyer, The Politics of Music in the Third Reich, New York: Peter Lang, 1993; M.H. Kater, The Twisted Muse: Musicians and their Music in the Third Reich, Oxford: Oxford University Press, 1997.
3. ^ Jens Malte Fischer, Richard Wagners ‘Das Judentum in der Musik’, Frankfurt: Insel Verlag, 2000. ISBN 978-3-458-34317-2
4. ^ A Child of Our Time, United States Holocaust Memorial Museum.
5. ^ Joseph Beer, United States Holocaust Memorial Museum.
6. ^ Fania Fénelon, with Marcelle Routier, Playing For Time, Syracuse, NY: Syracuse University Press, 1997; Szymon Laks, Music of Another World, Evanston, IL: Northwestern University Press, 1989.
7. ^ Shoshana Kalisch, Yes, We Sang!: Songs of the Ghettos and Concentration Camps, New York: Harper & Row, 1985; Eleanor Mlotek, and Malke Gottlie, We Are Here: Songs of the Holocaust, New York: Workmen’s Circle, 1983.
8. ^ Music and the Holocaust, YIVO Encyclopedia.
9. ^ Joza Karas, Music in Terezín 1941-1945, New York: 1985.
10. ^ Josef Bor, The Terezin Requiem, New York: Knopf, 1963.
11. ^ Es brent – Fire, Yad Vashem.
12. ^ Paul Cummins, Dachau Song, New York: Peter Lang, 1992.
13. ^ Heartstrings, Yad Vashem.
14. ^ Songs of My People.
15. ^ Heartstrings, Yad Vashem.
16. ^ Discografia Nazionale della Canzone Italiana
17. ^ Discografia Nazionale della Canzone Italiana

Bibliografia

  • Ruth Rubin, “The Struggle to Survive”, in Voices of a People, Philadelphia: Jewish Publication Society, 1979.
  • Eleanor Mlotek, and Malke Gottlie, We Are Here: Songs of the Holocaust, New York: Workmen’s Circle, 1983.
  • Shoshana Kalisch, Yes, We Sang!: Songs of the Ghettos and Concentration Camps, New York: Harper & Row, 1985.
  • Joza Karas, Music in Terezín 1941-1945, New York: 1985.
  • Moshe Hoch, et al., “Music, the Holocaust in”. In Encyclopedia of the Holocaust, New York: Macmillan, 1990.

Voci correlate

Collegamenti esterni